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A lezione da Barbie… you can be anything

A lezione da Barbie… you can be anything

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Capita che anche noi Panebarcos ogni tanto partiamo per gite formative; questo mese per esempio ci siamo recati a visitare la mostra di Barbie The Icon a Palazzo Albergati a Bologna. Eh sì, lo sappiamo, Barbie è una bambola che da sempre fa discutere, per la sua bellezza artificiale, il corpo anoressico, la vita perfettamente pink & chic; noi però non potevamo davvero esimerci dal fare una capatina alla mostra, perchè in fondo, al netto dei difetti di questa ultracinquantenne status symbol, rimane pur sempre un fenomeno sociale che ha attraversato, toccato e influenzato svariate generazioni. By the way, lo sapevate che esiste addirittura un colore pantone dedicato a lei?

Barbara Millicent Roberts (detta Barbie) è nata il 9 marzo del 1959 e da allora ha cavalcato le mode con uno stile ed una grazia da vera professionista.

E in effetti la mostra diventa quasi un viaggio attraverso gli abiti più fashion dagli anni ’50 ad oggi. Molte sono le Barbie da collezione vestite di tutto punto, dai collant, ai gioielli agli accessori. È strabiliante osservare i dettagli degli abiti, le preziose impunture su tessuti da favola, le stole e i corsetti, gli strass e le piume…

Però devo ammettere che già alla terza sala gli occhi diventano più che sazi, e la mente non può che interrogarsi perplessa sul successo planetario dell’effimero universo Barbie e sull’influsso che esso ha esercitato ed esercita tuttora su migliaia di bambine in tutto il globo (inclusa la sottoscritta!)… Si recupera fiducia nella sua parziale missione educativa quando si visitano le sale di Barbie nel Mondo, Barbie nei Secoli e Barbie “se fosse un quadro famoso” (parte dei titoli me li sono inventati io arbitrariamente per farvi comprendere il contenuto delle sale) ma soprattutto nell’ammirare la teca dedicata alle tante professioni intraprese da Barbie.

A questo proposito rimandiamo ad un recente spot della Mattel incentrato proprio sul claim You can be anything.

Piuttosto deludente invece la sala dedicata alla famiglia e alle case di Barbie. Pochi oggetti d’arredo e pezzi di mobilio (sono di più quelli che ho passato io in eredità a mia figlia), mancano il mitico torpedone giallo, la discoteca, le cucine, i bagni, la casa ufficio, il salone della parrucchiera… e via dicendo.

Fighissime le Barbie Rossella O’hara e Marylin, ma la lacrimuccia mi è scesa nel rivedere la Barbie Millebaci – che è stata la mia prima Barbie, la Barbie con la B maiuscola, la prediletta, … è stato un bel tuffo nel passato, tanto che di slancio le ho pure scritto una nostalgica letterina di ringraziamento.

La cosa più engaging della mostra? Sicuramente scimmiottare Barbie entrando nella confezione gigante!

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