Il giorno che ho incontrato lo Yeti: storia del mio colloquio di lavoro con la Panebarco

immagine si uno Yeti di peluche

Da oggi abbiamo una new entry allo studio Panebarco!
Si chiama Liù Palmieri, e qui c’è il suo articolo su come
è entrata in rotta di collisione con Marianna. E’ la storia del suo colloquio di lavoro con la nostra casa di produzione di cartoni e video animati, raccontata dal suo punto di vista. Dal tono di voce vi sembra un po’ folle? E infatti lo è, ecco perché l’abbiamo scelta.

Un’amica in comune (la mitica copy Silvia Versari) che conosce bene sia la mia follia che quella di Marianna (e che non smetterò mai di ringraziare di esistere), ha pensato più o meno un anno fa che potessimo fare al caso l’una dell’altra. Dalla mia, una grande voglia di cimentarmi in progetti nuovi. Da quella di Marianna – dice la mia amica – il bisogno di qualcuno che possa supportarla nella crescita della realtà Panebarco.

Un abboccamento preliminare via mail e l’appuntamento è fissato, nel pomeriggio di un giorno piovoso di novembre in uno dei luoghi più affollati di Bologna, dove tutti vanno per prendere un libro, bere un caffè, guardare la gente o anche solo stare al caldo.

Quella mattina, però, scopro che la mia aspirazione ad una nuova vita è seriamente minacciata da anni e anni di nociva esposizione a trucidi programmi diretti da dubbi arbitres elegantiae: non vorrò mica metterla a repentaglio con un banale errore di outfit?

Le bibbie degli outfit da colloquio: cosa fare e non fare quando incontri la manager di una casa produttrice di video e cartoni animati?

Dopo diverse ipotesi, tutte scartate, opto per un outfit tra il calvinista e il beghinante che parla solo di martirio e impegno, serietà e dedizione: pantaloni, maglione color prugna, scarpe basse.

Le bibbie online infatti recitano: nel caso di impiego più creativo (azienda fashion, negozio, grafica, ecc..) basterà sostituire la giacca con un pullover o una t-shirt ed aggiungere un accessorio glam, sarai strepitosa!

In mancanza d’altro, decido che i capelli puliti possano fare le veci dell’accessorio glam.  Mi guardo soddisfatta allo specchio e mi dico: “adesso sì che tutto in te parla di affidabilità”.

Di come ho deciso di non guardare più Realtime

Qualche ora dopo, il cellulare squilla: Marianna è nell’edificio, mi aspetta davanti al bar. Farfalle nello stomaco (“ci piaceremo?” – sì, eccome se ci siamo piaciute – sarò all’altezza? – beh, adesso questo è tutto un altro paio di maniche, son qua per dimostrarvelo) e la curiosità di conoscerla finalmente in carne e ossa. 

Il posto però è molto affollato. Come fare a riconoscerla?

La fatina dei sogni si rifà viva con un messaggio inequivocabile: “mi riconosci perché sono vestita come uno Yeti” (sic).

Marianna e il suo outfit in una foto di quel giorno
Marianna immortalata quel giorno “vestita come uno Yeti” (sic). Gli altri sono oscurati perché troppo sobri.

Da allora, ho deciso:

  1. di non guardare mai più Realtime
  2. di inserire qualche tocco animalier nel mio guardaroba: Marianna infatti mi ripete, rispetto al mio impegno alla Panebarco, che dovrò diventare una sorta di Marianna 2: e non mi farò trovare impreparata, questa volta.