L’educazione a cartoni animati di una donna “perfetta” (difesa paradossale di una bambola odiosetta)

cartoni animati

C’è arrivata anche lei. Dopo anni passati a scorazzare su un camper rosa, è ora per Barbie di solcare la soglia dei 60 anni.

Additata da più parti come un esempio potenzialmente distruttivo di modello femminile, adesso che ha raggiunto l’età della saggezza anche noi più vigili, che da adulte le abbiamo sempre rinfacciato di averci rovinato la vita a colpi di depilazioni coatte (ma poi siamo andate a vedere la mostra), diventiamo più inclini a concederle il beneficio del dubbio.

Quali cartoni animati per Barbie?

Nel processo ideale contro Barbie, è facile infatti salire sul pulpito per noi che viviamo (e abbiamo figlie come Ottavia) negli anni Duemila, ma questa povera bambolina perennemente sul tacco 11, ci siamo mai domandate a quali modelli identitari veniva esposta in un’età in cui ancora il tacco 11 era una delle poche opzioni possibili? Ad esempio, che cartoni animati guardava, ci siamo chieste?

Una breve comparazione può aiutare, se non proprio a renderla simpatica, quantomeno a renderla più umana.

Cenerentola Vs. Mulan

1950: esce, e per un sacco di tempo resta – ahinoi – Cenerentola: il messaggio (neanche tanto) occulto del film Disney è…trovati un marito e sarai a posto (per farlo, però, levati quegli stracci di dosso e, come per magia, lui cadrà innamorato senza che tu faccia la fatica di pronunciare una sola parola)

1998: esce Mulan: ok, alla fine arriva il comandante Shang, ma è un dettaglio. Mulan, per tutto il film, non ha fatto che rifiutare regole precostituite (è in età da marito, ma trova più interessante travestirsi da uomo e arruolarsi)

Aurora vs. Elsa

1959: esce La bella addormentata nel bosco – ovvero come far passare per romanticismo una molestia perpetrata ai danni di una poveretta che dorme. Il #metoo era ancora molto molto lontano e Disney comunque optò per una versione più edulcorata della fiaba dalla quale era tratta, nella quale il protagonista si approfittava della protagonista al punto che al suo risveglio questa…aveva partorito due gemelli.

2013: esce Frozen, ossia come provvedere in proprio a sanare le conseguenze dei propri errori, senza aspettare nessun uomo che lo faccia al posto tuo. Certo, lei è ancora bionda, e ancora irrimediabilmente WASP, ma glielo perdoniamo per il liberatorio “I don’t care what they’re going to say” della canzona Let it go.

La carica dei 101 vs. Coraline

1961: Esce La carica dei 101: eh, beh, ma ce l’avete pure con la carica dei 101, che è un film aldilà di ogni sospetto! Provate a leggere la descrizione dei personaggi (citiamo da Wikipedia):

Rudy Radcliffe (Roger Radcliffe): compositore di musica jazz, marito di Anita e padrone di Pongo
Anita, moglie di Rudy e padrona di Peggy (ai tempi in cui i film più gettonati sono quelli con Doris Day, è difficile essere una donna con diritto d’apparizione sul grande schermo, se hai un lavoro)

2009: esce Coraline e la porta magica, o del come un bambina tutta sola può trovare il coraggio, sulla spinta della propria curiosità e voglia di cambiare, di avventurarsi in un corridoio buio e inquietante pur di avere una vita migliore.

Nuovi scenari per Barbie

Da qualche anno Barbie è impegnata in campagne di sensibilizzazione sulla questione di genere come Imagine the possibilities*

e The dream gap**

Grazie a nipoti come Ottavia, inoltre, ha potuto conoscere le meraviglie che l’animazione ha prodotto negli ultimi anni e si sta dotando di una coscienza di genere.

A 70 anni, immaginiamo di ritrovarcela così:

  1. definitivamente senza Ken: parliamone. Non solo Ken è privo di appendici potenzialmente divertenti, ma si fa crescere la barba solo quando è nei boschi. E’ un tantino noioso e prevedibile. Barbie si iscrive a un Knit cafè e lì conosce Kiefer Sutherland
  2. smette di mantenere il parrucchiere e decide di tenersi i capelli del suo colore. Non la riconosce neanche il suo cane, ma alla fine capisce che questo è un vantaggio: può finalmente uscire in tutone da respingimento senza timore di finire nel mirino di Giusy Ferrè
  3. smette di depilarsi e con la nuova – enorme – mole di tempo a disposizione (scegli l’alternativa che ti piace di più):
  • fa il cammino di Santiago
  • presta la sua voce, finora mai usata, a registrare audiolibri per ipovedenti
  • comincia a frequentare un corso all’università della terza età sui gender studies.


A tra 10 anni, Barbie. Lavoraci su.


*Imagine the possibilities è la campagna di video virali con cui la casa produttrice Mattel incita tutte le bambine del mondo a immaginare tutte le carriere possibili mentre giocano con la Barbie

**The dream gap è un’iniziativa globale della Mattel che raccoglie fondi e risorse per permettere alle bambine di sviluppare appieno il loro potenziale attraverso ricerca, diffusione di modelli positivi e produzione di contenuti che stimolino l’autorealizzazione.