Quando ho incontrato Charles M. Schulz (e Andreotti)

Immagine di Daniele Panebarco con il mosaico realizzato da lui e Marco Bravura per la mostra di Roma "Il mondo di Snoopy"

di come incontrare il tuo mito per interposta (panebarcosa) persona

Il 12 febbraio del 2000 un’onda di sgomento travolse tutti gli spasimanti delle ragazzine dai capelli rossi del mondo, gli insicuri cronici da coperta compulsiva, i vessati dalle sorelle lucide e crudeli ma comunque ostinatamente ottimisti. Tra quelli (i membri della terza categoria in particolare), c’era chi scrive.

Ci sarebbe mai stato qualcun altro in grado di interpretare con altrettanta spietatezza poetica le asperità dell’esistenza e farci, comunque, nonostante tutto, ridere?

Quel giorno moriva Charles M. Schulz, il disegnatore delle “noccioline”. Facendo finta di parlare in 4 vignette quotidiane di vicende di poco conto vissute da un gruppo di bambini con un cane bizzarro (affiancato da un ancora più astruso uccello), aveva dato a tutti per 50 anni la possibilità di immedesimarsi, intenerirsi, parteggiare, ridere in quella che a tutti gli effetti era un condensato di commedia umana.

Quello che chi scrive non sapeva è che, a distanza di 20 anni, avrebbe conosciuto in una bizzarra bottega di Ravenna che l’aveva incontrato in carne e ossa.

L’antefatto

Skype. Interno giorno.

La fan di Schulz: “Per il 12 febbraio vorrei fare un post su Facebook su Schulz a 20 anni dalla sua morte”

La manager animalier (su Skype non attiviamo la videocamera, ma comunque si può affermare con un certo grado di sicurezza che stia indossando qualcosa di animalier): “Ma dai, son già passati 20 anni?”

La neoassunta (con il sospiro di chi non si è ancora rassegnato): “Eh, sì…”

La manager animalier: “ma lo sai che mio padre l’ha conosciuto?”

Segue: svenimento.

Dissolvenza incrociata.

Una settimana dopo, sono di fronte a Daniele Panebarco, armata di carta, penna e ardore schulziano. Voglio sapere! E scopro che non solo Daniele the founder ha incontrato e conosciuto Schulz, ma che deve proprio a lui il momento in cui ha sciolto ogni riserva sulla propria carriera da disegnatore:

Quando ho letto le strisce dei Peanuts mi si è aperto un mondo: fino ad allora avevo visto solo fumetti graficamente eleganti e sofisticati e non avrei mai pensato di poter disegnare così, ma i Peanuts mi dimostrarono che un altro modo di disegnare era possibile, più elementare, meno “bello” in senso classico, ma che riusciva a parlare di quotidianità con poesia. E da lì è nata questa voglia travolgente di mettersi all’opera.

L’incontro a Roma: con amicizia, Charles Schulz

Ed è stato proprio quello che gli ha detto quando l’ha incontrato, una ventina d’anni dopo, di persona.

Ero stato contattato perché c’era in allestimento questa mostra a Roma, “Il mondo di Snoopy”, che raccoglieva degli omaggi da parte di artisti italiani al suo personaggio più amato. Io partecipai, e quindi venni invitato alla serata di gala (che fu molto noiosa, devo dire, c’era anche Andreotti – quindi figurati che serata – e Schulz girava con questo medaglione attaccato al collo di cui l’avevano insignito), ma il giorno dopo lui incontrò solo gli artisti che avevano partecipato e dedicò tempo a ognuno. Allora glielo dissi: “io ho cominciato a disegnare perché tu mi hai dato lo stimolo a farlo”, e lui allora mi fece una dedica sulla pagina del catalogo dedicata al mio lavoro:

La dedica di Charles M. Schulz a Daniele Panebarco sul catalogo della mostra "Il mondo di Snoopy"
La dedica di Charles M. Schulz a Daniele Panebarco

Uniti all’insegna dell’ironia: Snupinianus nella mostra dedicata a Schulz

Sicuramente l’ideatore di Charlie Brown, ironico e paradossale com’era, apprezzò l’idea alla base del lavoro di Daniele Panebarco: Snupinianus, niente di meno che… una versione bizantina del cane delle strisce di Schulz. Per realizzarlo materialmente, Daniele convocò uno dei mosaicisti contemporanei più famosi al mondo: Marco Bravura, con il quale

facevamo i ragazzotti insieme in piazza, ma lui era proprio il dandy del gruppo e tutte gli correvano dietro

Nella bottega di Via Molino 9 c’è ancora l’imperator Snupianus ideato da Daniele Panebarco e realizzato da Marco Bravura

Mentre lo dice, colgo una leggera sfumatura malinconica: ma… non è che anche il granitico Daniele Panebarco in quella piazza ha incontrato la sua “ragazzina dai capelli rossi”?