E il naufragar m’è atroce in questo mare

il mio viaggio sui siti delle agenzie di comunicazione

DISCLAIMER: per fare questo post, una persona è stata maltrattata da diverse agenzie di comunicazione. Non si riporta qui in alcun modo il parere della Panebarco, che è brava gente, ma solo il drop-out di una scrutatrice di siti, che ha deciso di prendersi così la rivincita.

All’ufficio marketing e comunicazione della Panebarco siamo sempre curiose di quello che fanno gli altri, e, ogni volta che possiamo, facciamo una ricognizione delle agenzie che lavorano nel campo della comunicazione, digital e non. Il fatto però è che il benchmarking è come il cambio d’armadio: lo si rimanda spesso, incalzate da altre urgenze, salvo poi dedicarcisi con un fanatismo esaltato che provoca veri e propri rigetti. Questa è la testimonianza dell’ultima persona che ci è passata, e che, arrivata a oltre 200 agenzie analizzate, ha preteso questo spazio per un’accorata requisitoria. Da qui iniziano le sue parole.

Intendiamoci, non tutti devono per forza promuoversi con un sito strafigo e un copywriting da urlo, ma… se quel che vendi sono siti strafighi e copywriting da urlo, forse dovresti quantomeno provarci. Sarebbe come se Marianna (aka la donna-che-veste-sempre-animalier) pretendesse di venderti dei capi a tinta unita, insomma 🙂 Che credibilità ha?

Home sweet home

Va bene che ognuno ha i suoi gusti, che “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”, ma, nel mio peregrinare, sui siti delle agenzie di comunicazione ho trovato:

  • home page dal coefficiente estetico delle directories tardi anni Novanta
  • slideshow potentemente evocativi senza possibilità di cliccare alcunché (insomma, una riedizione web del tremendo rito delle diapo post-vacanze)
  • auguri di buone feste in primo piano (è maggio, ndr e, per inciso c’è stata anche una pandemia, e le feste alle quali si riferiscono gli auguri non sono quelle di Pasqua!)

Visto che non posso diffamare nessun autore di cotanta atrocità, per contrappasso ho messo like a bomba su Fb e mi sono iscritta a TUTTE le newsletter di chi mi regalava due minuti di felicità, come loro. E, per una pagina… temporanea, sono arrivata a spendere parole che manco alla contemplazione del Giudizio Universale!!!

Il connettore di bozze

Hai presente quando alle superiori il tuo prof voltava le spalle alla classe per scrivere alla lavagna e tu, vedendo un ciuffo di capelli che protrudevano dalla nuca in modo umiliante ti chiedevi: “ma non ce l’ha proprio nessuno che gli vuole così bene da dargli un’occhiata generale prima che esca di casa?”. Ecco, è la stessa sensazione che ho provato di fronte a questi epifenomeni (te li incollo qui perché altrimenti non ci crederesti, cosa che non avrei voluto fare neanche io):

Fortunatamente, qui alla Panebarco c’è un sacco di gente che mi vuole bene, e che la prima cosa che mi ha detto quando questo post è andato in revisione è stato: attenta! C’è un errore nel titolo del secondo paragrafo!

La narrazione

La prima cosa in cui ti imbatti quando cerchi sui siti delle agenzie di comunicazione (che dovresti pagare per farti un buon lavoro, appunto, di comunicazione) è la loro promessa. Quel che dicono di essere, di fare, di poter fare per te, e – soprattutto – come te lo fanno capire.

Ecco, forse non sai che ti servirà il goniometro, perché in giro per le agenzie ci sono un sacco di gradi:

Ma è anche un florilegio di passione, di dedizione, di team giovani all’interno dei quali gioire dell’arrivo del venerdì è peccato mortale, perché – dovresti saperlo – non si interrompe un’emozione:

In tutto questo mare monocorde in cui nessuno sembra lavorare per uno stipendio, capita ai pellegrini delle agenzie sul web di commuoversi di fronte ad affermazioni di tale semplicità :

Grazie di esistere, siete una boccata d’aria fresca.

Tralasciando la ridda di tecnicismi che pervade i siti delle agenzie di comunicazione (ma davvero un cliente vuole tornare dalla visita di un sito più confuso di quando ci è arrivato, dopo aver letto “una serie di action declinate su differenti touchpoint che hanno l’obiettivo di spingere il sell-out”?), mi interrogo su due casi emblematici:

1) il creatore di modelli di business di successo (che però ha lasciato da parte i meccanismi di difesa dell’ego, eh)

2) l’agenzia che ha capito le 15 regole del brand che vuol essere immortale, salvo che poi tu non riuscirai mai a leggerle fino in fondo, perché tu, invece, mortale lo sei, e le righe che illustrano le 15 regole sono più di 80??? 

Il 404 e la gloria

Difficile tenerli tutti sotto controllo, ed è l’errore più vecchio del web. Mi prendo queste brevi righe solo per proporre un premio speciale su scala nazionale “404 for masochists”.
Nel 2020 lo vince chi ce l’ha come landing page quando si clicca sulla pagina contatti. #storieverecoseviste, fidati.

Il naming

Sì, lo sappiamo, è difficile scegliere un nome che sia incisivo, che non sia banale, che resti in mente, che si stagli anche sull’enorme concorrenza. Va bene, ma fermati almeno un passo prima di sembrare una one-time-password invece di un’agenzia o di dover pagare un’indennità ad hoc a chi risponde al telefono. La strategia che mi sentirei di adottare è: se capisci che devi spiegarlo, cambialo.

L’ombelico del mondo

Ok, sei il migliore, ne sai a tronchi di SEM, SEO, INBOUND MARKETING, CROSSMEDIALITA’, ok, tu SEI IL VANGELO DEI BRAND.
Purtuttavia, ogni tanto potresti anche darti un’occhiata attorno (a quella cosa che si chiama società, e che non ha CRO né KEYWORDS) e scoprire che qualcosina nel mondo è cambiato. No, il #metoo non è un CMS di ultima generazione.

In particolare tu, che aggravi il tuo sessismo (autoinflitto) con un sito scritto col T9, devi sapere che, non importa se sei leone o gazzella, tu, quando e se mi incontrerai, incomincia a correre:

Ma siccome voglio concludere con una nota positiva (sì, subito sotto a una minaccia di annientamento), se posso trarre una morale da questo mio peregrinare, questa è:

Trova qualcuno che ti vuole bene. Fagli navigare il tuo sito, invitandolo ad essere spietato. E poi offrigli da bere, anche se in quel momento lo detesti. E se invece sei tu a volerci bene, scatenati su questo sito, e facci sapere tutto a info@panebarco.it. Per noi le critiche costruttive sono sempre benvenute!