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Poco più di un mese fa mi trovavo a Namur all’evento B.Creative insieme ad altri 250 creativi provenienti da 50 diversi paesi del globo. Un mix esplosivo di teste, idee e un pizzico di sana follia per una full immersion davvero interessante. L’incontro, organizzato da KEA European Affairs in occasione del lancio della piattaforma di networking Creative Tracks, è stato un’occasione per discutere a 360° di cultura, innovazione, sviluppo economico, educazione, startup e tanto altro (programma completo). Nella sua breve e incisiva introduzione, Philippe Kern, direttore di KEA, ha anche inserito una slide che si rifaceva al famoso disegno del pescione-fatto-di-pesciolini di Leo Lionni, uno dei più grandi grafici e illustratori per bambini del Novecento, e lì mi sono detta: ok, we are on the right track!
In particolare il panel a cui ho preso parte si intitolava “Creativity: making innovation meaningful?”. La chiacchierata è stata informale e molto a braccio però mi prendo questo angolo di blog aziendale per condividere qualche mia riflessione fatta a priori e ritoccata a posteriori.
Noi come Panebarco & C. produciamo contenuti digitali da oltre 20 anni; la nostra piccola bottega mutimediale ha toccato e incrociato innovazioni tecnologiche e media in continuo mutamento. Sono fermamente convinta che la creatività e l‘innovazione siano strettamente connesse l’una con l’altra. In un certo senso penso anzi che la creatività stessa possa essere considerata motore dell’innovazione, dal momento che interviene come ingrediente essenziale in ogni singolo passaggio di un percorso di innovazione. Mi spiego meglio:
- ci vuole una buona dose di creatività quando si analizzano stato dell’arte e quando si fanno ricerche di mercato (porre le giuste domande è un’arte che richiede un alto tasso di curiosità + creatività)
- la creatività è anche la leva che consente di trovare e sviluppare soluzioni innovative per rispondere a problemi e criticità riscontrate nel passaggio 1; pensare fuori dagli schemi (out-of-the-box) è tutta questione di creatività
- e infine la creatività è essenziale quando si tratta di trovare il giusto modo di comunicare e divulgare un’idea innovativa
Ma la relazione tra creatività ed innovazione non è unidirezionale, tutt’altro, io credo che se da una parte “creatitivity fosters innovation” dall’altra “innovation nurtures creativity” (l’innovazione nutre, alimenta la creatività).
E questo lo dico per esperienza perché è quello che mi succede in azienda tutti i giorni. Noi oggi ci occupiamo prevalentemente di produzione di video in grafica 2d e 3d per aziende, marchi, prodotti e servizi. Aiutiamo i “clienti” (anche se clienti non è la parola giusta, perché quando si lavora a questi progetti il segreto è sentirsi partner l’uno dell’altro, affidarsi reciprocamente e portare avanti il lavoro in maniera condivisa e dialogica) a raccontare la propria identità con video di 1-2 minuti pensati principalmente per il web.
In particolare negli ultimi anni ci è capitato di lavorare per startup e pmi innovative, spesso gestite da giovani brillanti, tenaci e talentuosi. E devo ammettere che tutte le volte che mettiamo la nostra creatività “al servizio” di un’idea innovativa, è come se questa innovazione ci rigenerasse, contribuisse ad ossigenare le nostre menti. È proprio come una specie di rifornimento di aria fresca, un refill essenziale per mantenere alta la creatività, perché il processo creativo non è un modello che studi sui libri di scuola e poi ti porti dietro tutta la vita. Certo esistono tecniche per stimolarla e guidarla, ma va continuamente alimentata con input nuovi e cibi prelibati.
Nel corso del panel si è parlato anche di come strutturare imprese creative che funzionino, e la mia opinione è e resterà sempre quella del “piccolo è meglio”, le nanoimprese (nanocompanies) sono più flessibili, riescono a tenere dritta la barra del timone in un’economia sempre più liquida e fluttuante e, grazie ad una fitta rete di collaborazioni con altre nanoimprese e liberi professionisti, riescono a garantire un buon combinato di professionalità, idee fresche e prezzi vantaggiosi.
Il moderatore del panel mi ha chiesto come ultima battuta un consiglio da dare ai giovani creativi e io ispirandomi al mitico Bruno Munari, di cui avevo appena riletto, con rinnovata maraviglia, il volume “Fantasia”, ho parlato dell’importanza di essere essenziali e di sapersi spogliare del passato, non nel senso di rinnegare le proprie radici, ma di sapersi buttare alle spalle progetti di successo. Bisogna imparare a staccarsi dalle nostre creazioni riuscite, per creare con rinnovata curiosità e freschezza, per avere uno sguardo sempre nuovo e alternativo sulle cose. Perché Munari diceva, una volta che hai imparato il metodo il modello lo puoi gettare via, solo così saprai ricreare cose nuove, belle e autentiche!

Scritto da Marianna, la nostra inviata dappertutto