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A scuola la povera Eugenie era lo zimbello di tutta la classe. Doveva stare sempre in prima fila, proprio sotto alla lavagna perché, nonostante portasse occhiali con spesse lenti, faticava a vedere oltre il suo naso. Non è che vedesse appannato o sfocato… no, no proprio non ci vedeva un tubo. A pallavolo era una frana, non beccava mai una palla. Tutti i compagni si burlavano di lei. E così Eugenie contava i minuti e i secondi allo scoccare della campanella, quando poteva tornarsene a casa, nel calduccio della sua bella tana sotterranea, con mamma ingegnera, costantemente indaffarata a costruire nuovi tunnel per ingrandire il magazzino e imbottirlo di scorte di cibo, e papà chef, conosciuto e apprezzato in tutte le gallerie dei dintorni.
Una mattina, mentre Eugenie e tutti i compagni erano ordinatamente seduti in classe, il cielo si fece improvvisamente buio, si sentì un grande boato, il vento tirava fortissimo; era in arrivo un pericolosissimo uragano. Eugenie, la cui vista scarsa era compensata da tutti gli altri sensi estremamente sviluppati, riuscì a percepire in anticipo l’imminente pericolo, e non ebbe esitazioni. Prese per mano i compagni e li esortò a seguirla nella sua grande ed accogliente casa sotterranea. La galleria era buia, ma Eugenie avanzava spedita e decisa e dava indicazioni agli amici. Quella sera la famiglia di Eugenie organizzò una grande festa per celebrare lo scampato pericolo. I compagni di Eugenie, tutti stipati nell’accogliente salone sotterraneo, intonarono un canto di gratitudine e, un po’ imbarazzati, abbracciarono la loro amica dal cuore grande e si scusarono con lei, per il loro meschino comportamento. Da quel giorno l’espressione cieca come una talpa cadde in disuso; non è raro invece sentire genitori che incoraggiano i propri figli a comportarsi da vera talpa!