Pensieri sparsi

Una mattina (non) mi son svegliato… e ho realizzato che ci vorrebbe la pixilation

Una mattina (non) mi son svegliato… e ho realizzato che ci vorrebbe la pixilation

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Stamattina Matteo è arrivato in ufficio trafelato. “Non ha suonato la sveglia”, ha bofonchiato. Il nostro sopraffino sesto senso – e la chiara cicatrice da cuscino che gli solcava la guancia – ci ha suggerito che di mezzo c’era una sveglia troppo a lungo ignorata. E poi c’erano i cani da portare a spasso, la bici da gonfiare, e il tragitto da fare ad ampie falcate fino in ufficio. “Se solo esistesse il teletrasporto”, ha mormorato tentando di aggiustarsi i capelli secondo il canone occidentale. In realtà, quel che ci vorrebbe è… la pixilation.


Sì, perché se ci si potesse pixilare a piacimento si potrebbero fare cose incredibili, come attraversare i muri o volare. Oppure – cose che sarebbero tornate più comode a Matteo nell’immediato – camminare senza muovere un passo o farsi la barba con le dita:


La pixilation: cos’è

La pixilation è quel che succede quando la stop-motion si applica alle persone in carne ed ossa invece che agli oggetti. E’ in sostanza una tecnica stop-motion dove attori veri (o quasi…) sono fotografati ripetutamente in pose di volta in volta diverse. L’attore diventa così un burattino in stop motion.
Questa tecnica è spesso usata per affiancare ad attori reali personaggi disegnati, come succede nell’horror surrealista (e Tarantiniano-Lynchiano-Cronenberghiano ante litteram – insomma, non guardarlo dopo mangiato) The Secret Adventures of Tom Thumb firmato dai Bolex Brothers.



Cosa ti serve per farla

Come la stop-motion di cui è figlia, la pixilation è una tecnica relativamente alla portata di tutti perché servono solo: una fotocamera o videocamera o smartphone, un cavalletto, un programma di montaggio (con videocamera o fotocamera vanno bene windows movie maker o Imovie per Mac, con smartphone ci sono tante app, qui qualche dritta per android, qui per iphone), un fondo neutro  e – ovviamente – una storia da raccontare (meglio se la butti giù su uno storyboard: qui quello che abbiamo fatto per KEA). Su tutte, serve la conoscenza delle tecniche fondamentali del passo 1.

Mettendo poi in sequenza tutti i quadri scattati viene creata l’illusione del movimento. Per apparire fluido sono richiesti dai 24 ai 30 fotogrammi per secondo.

Se hai Imovie, ecco un tutorial:


I pixilatori: tra avanguardia e Academy awards

Hai presente quando sei convintissimo di aver messo in valigia la forbicina e ti ritrovi dall’altra parte del mondo a imprecare e coltivare sospetti di spiritismo?
L’esperienza non doveva essere estranea a Segundo de Chomón, che – vero e proprio pioniere della pixilation – nel 1908 decide di offrire in El hotel eléctrico una spiegazione tutta pixilata del fenomeno.

Sarà però Norman McLaren, negli anni ‘50, a riprendere un discorso visivo rimasto sottotraccia e a farne quel capolavoro di acrimonia da vicinato, vincitore nel 1953 dell’Academy Awards (altrimenti detti Oscar) come miglior cortometraggio documentario, che è Neighbours.

Se la prima cosa a cui hai pensato è la soap opera che ha lanciato Natalie Imbruglia e Kylie Minogue), non c’è niente di più lontano – anzi: bisognerebbe raccomandarne la visione prima di ogni riunione condominiale.
Negli anni Sessanta per la pixilation c’è un’altra candidatura agli Oscar, per Stop, Look and Listen di Chuck Menville e Len Janson (fatto nei weekend, ma non esisteva ancora l’Ikea).

Negli anni Ottanta la pixilation approda alla musica con Peter Gabriel (su animazione e musica ci siamo scatenati a Sanremo) che anticipa di più di 20 anni due Jack e Meg White ancora ignari del fatto che avrebbero intossicato i mondiali di calcio 2014.

In pubblicità ne approfittano la Guinness (astenersi dalla visione i NON perditempo – perché “le cose migliori accadono a chi sa aspettare”) e Amazon – ovvero come ti pixilo un aforisma di Umberto Eco (“chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una vita sola. Chi legge, avrà vissuto 5.000 anni”).

I Panebarco Academy Awards – categoria pixilation 🙂

E per concludere, i Panebarco Academy Awards nella categoria Pixilation:

1) L’inarrivabile Fresh guacamole di PES
Ci piace perché: è il Leonardo Da Vinci della pixilation, come dimostra anche qui (non fatelo a casa – e no, neanche in ufficio!)

2) How to make a baby
Ci piace perché: fa capire quanto la pixilation possa essere alla portata di tutti, anche di una coppia in attesa con idee futuriste sulla procreazione

3) Animated in bed
Ci piace perché: Matteo dice che dimostra che, anche resti a letto di tanto in tanto, non è per forza detto che non piglierai pesci.

Buona pixilation a tutti e tutte!!!

photocredits: l’immagine di copertina è tratta dal video “amazon kindle commercial 3” citato anche all’interno dell’articolo



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