Post produzione: it’s a kind of magic

post-produzione di spot televisivi

La realizzazione di un video (sia esso un film, un cortometraggio, uno spot pubblicitario, un videoclip musicale o promozionale o un cartone animato) comprende diverse fasi di lavorazione: una volta definito il concept, si passa alla stesura della sceneggiatura e dello storyboard (generalmente illustrato), in cui sono descritte le scene principali; lo storyboard è usato come base per l’impostazione del set e delle riprese (reali o virtuali – vi ricordate cosa abbiamo detto a proposito delle telecamere virtuali nelle animazioni 3d?); tutto il materiale fin qui prodotto viene infine rielaborato durante l’ultima fase, chiamata post produzione.

Alcuni esempi di post produzione per il film di Martin Scorsese, The Wolf of Wall Street, 2013

Tecnicamente, la post produzione non è altro che una serie di processi: montaggio, registrazione e sincronizzazione dell’audio (musica, doppiaggio, effetti sonori), realizzazione degli effetti speciali, correzione del colore. Presentato in questo modo potrebbe sembrare un passaggio molto tecnico e in parte noioso, ma in realtà è proprio in questa fase della lavorazione che comincia la magia.

Alcuni esempi di post produzione per spot pubblicitari (video realizzati da Jumpcut; post produzione e VFX realizzati da Panebarco & C.)

Montaggio

Durante il montaggio, il materiale disponibile viene visionato, analizzato e ricomposto attraverso tagli e unioni (che possono essere realizzati in analogico o in digitale), per ottenere una serie di sequenze che raccontano la storia.

La tecnica del montaggio è stata utilizzata per la prima volta da Georges Méliès, considerato uno dei padri del cinema (insieme ai fratelli Lumière). Si dice che Méliès abbia scoperto questa tecnica accidentalmente: mentre filmava il passaggio di una carrozza, d’un tratto la macchina da presa si inceppò e ripartì dopo qualche istante; in fase di sviluppo Méliès si accorse che in quel punto della pellicola, la carrozza in corsa spariva, lasciando magicamente il posto a un carro funebre. Da quel momento, cominciò a sfruttare il montaggio per arricchire i suoi film con giochi di prestigio.

Con il passare del tempo, le tecniche di montaggio sono state progressivamente perfezionate, al punto che quando guardiamo un film, a malapena ci rendiamo conto della mole di lavoro necessaria per “incastrare” nel modo giusto tutte le scene; non dimentichiamo che un buon montaggio è fondamentale per dare il giusto ritmo, per caratterizzare il genere di emozioni che il filmato deve trasmettere e per definire la sequenza narrativa.

Georges Méliès, The Haunted Castle, 1986

Audio

Abbiamo già avuto modo di spiegare approfonditamente quanto sia importante la giusta scelta dell’audio nella produzione di un video; non meno importanti, ovviamente, sono le fasi di missaggio e sincronizzazione con le immagini, che vengono elaborate in post produzione. Avete mai visto un film con l’audio fuori sincrono rispetto al video? Beh, se vi è capitato, sapete esattamente di cosa stiamo parlando.

Effetti Speciali

Fin dalle sue origini, il cinema è sempre stato capace di suscitare la più vasta gamma di emozioni. In principio era sufficiente la ripresa di un treno in corsa per impressionare il pubblico (si dice che durante la proiezione del film dei fratelli Lumière “L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” gli spettatori fuggirono via dal cinema per paura di essere travolti dalla locomotiva) o un “fantasmagorico” montaggio per ingannare la platea; col tempo siamo diventati un po’ più maliziosi ed esigenti e di conseguenza anche le produzioni cinematografiche hanno subito una continua evoluzione, partendo da semplici illusioni ottiche (per esempio, riproduzioni della realtà in scale differenti), passando per l’invenzione di macchinari più o meno complessi (e costosi) per le simulazioni, fino ad arrivare alle più recenti tecniche digitali, che permettono di ricreare oggetti, animali, esplosioni o anche interi scenari e accostarli agli attori (con costi tendenzialmente ridotti).

Evoluzione degli effetti speciali nel XX secolo

Correzione del colore

Avete mai notato quanto sia semplice distinguere al primo sguardo un film da una soap opera o da una pubblicità? E vi siete mai chiesti il perché? Il segreto sta tutto nella fotografia, che in ambito cinematografico rappresenta l’insieme delle tecniche attraverso le quali viene catturata la scena: scelta della cinepresa e del formato del fotogramma (attualmente il più usato è il 16/9 anche detto widescreen – quello dei più moderni televisori, per intenderci), illuminazione, punto di vista, messa a fuoco e profondità di campo; tutte (e non solo) queste tecniche, vengono messe a punto durante le riprese e permettono di definire il modo in cui l’immagine verrà percepita dagli occhi dello spettatore.

L’unico processo che il direttore della fotografia elabora in fase di post produzione è la correzione del colore; come si può facilmente intuire dal nome, tale processo consente di intervenire sulla tonalità del colore delle inquadrature, con lo scopo di mantenere una continuità stilistica tra le varie scene o di ottenere particolari effetti cromatici e luminosi.

Steven Soderbergh, Traffic, 2000


Come per tutti i giochi di prestigio, la cosa bella del cinema è che non importa se conosciamo i trucchi e i segreti che si celano dietro una pellicola: un film realizzato a regola d’arte non perderà mai il suo fascino misterioso e magico. E continua a stupire ad ogni età.