Goodbye, Lenin – Oggetto 6/25 (quello che abbiamo nascosto al blocco imperialista)

L'immagine di un acquasantiera di Lourdes vicino a una matrioska di legno e a un vaso di vetro con dentro la Gioconda

La serie wunderkammer 25×25 parla di tutti gli oggetti che, in un modo o nell’altro, raccontano della nostra carriera venticinquennale: ci sono oggetti arrivati per caso, altri cercati, altri ancora fortemente identitari e oggetti d’affezione. Sono tutti oggetti di cui andiamo orgogliosi, e infatti campeggiano in bella vista in bottega. Chi entra può così prendere subito coscienza della sua intrinseca entropia e della ricchezza dei tipi umani che la abitano. 

A volte, però, un oggetto nascosto all’uopo parla quanto un oggetto in evidenza.
Oggi ti raccontiamo proprio di questo: l’oggetto al quale abbiamo abdicato in omaggio al… blocco imperialista.

Eh, sì, il muro di Berlino è caduto da un pezzo e 007 oramai se l’è portato l’epatite (qualche avvisaglia che non gli facesse bene comunque l’aveva avuta il suo primo giorno di lavoro), ma alcuni meccanismi, per noi che siamo cresciuti negli anni 70/80 e siamo venuti su a colpi di insegnamenti storico-materialistici sono a dir poco pavloviani. 

Yankees come home

Cosa succede infatti un bel giorno, quando, dopo avervi conosciuto in uno dei tanti festival e avere intrecciato una relazione umana e professionale ricchissima e foriera di tante nuove possibilità, un gruppo di producer americane che potrebbe aiutarvi a realizzare il vostro sogno professionale, vi viene a trovare in quella piccola cittadina italiana che prima non avevano neanche mai sentito nominare, dimostrando così di prendervi veramente sul serio? 

Succede che fate i salti di gioia, che allestite tavolate di cappelletti, che ripassate mentalmente tutta la divina commedia, che pregate in berbero di non avere l’alito pesante o improvvisi attacchi di “fuggitiva”, e, presi come siete nei preparativi, vi dimenticate di guardarvi intorno. Quando lo fate, incontrate lui: sì, lui, il re dei soviet, il rivoluzionario d’ottobre, il cultore del binomio potere-elettrificazione, il compagno per eccellenza. 

Il quadro di Lenin intarsiato nel legno

E va bene che noi Panebarcos siamo per il sincretismo e per noi non vi è sintesi hegeliana che non possa spiegare questo scorcio

L'immagine di un acquasantiera di Lourdes vicino a una matrioska di legno e a un vaso di vetro con dentro la Gioconda
il bizzarro assembramento che campeggia in un angolo della bottega

… ma metti che questi americani siano cresciuti nel Midwest, che appartengano a uno dei tanti rami dispersi dei Romanof, che abbiano una religione che non ammette il tassidermismo?

Cosa ne sarà dei nostri bei progetti?

Così veniamo presi da furore ideologico, e, dopo un accorato confronto, il nostro direttorio decide di epurare (temporaneamente) il compagno Vladimir Ul’janov.
Al contrario di Stalin, ci riusciamo in quattro e quattr’otto: Daniele Panebarco (sì, proprio lui!) lo occulta nello sgabuzzino. Eppure, era stato lui a riceverlo in dono dall’editore ungherese del suo Piccolo Lenin, quando andò a trovarlo nel 1989, l’anno della svolta (e della svendita di cimeli).

Qualcuno, durante l’operazione, dice “del resto, non è stato Lenin stesso a dire che per fare una frittata bisogna rompere delle uova”? – e si sente già in colpa. Qualcun altro pensa legittimamente di averlo sentito dire piuttosto da nonna Nicla, ma non è il momento per compulsare il lessico familiare. 

L’incontro va benissimo, passiamo giorni ricchi di idee e di progetti

E alla fine siamo contenti.

Le amiche d’oltreoceano partono e Vladimir Uljanoc torna al suo posto. “scusami, Lenin, non lo farò mai più”, dice Daniele. E quando aggiunge:

Pensate che l’ungherese mi voleva pure regalare una statua!

Noialtri proviamo una vaga sensazione di scampato pericolo…

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