3 segnali per capire, dal bagno, chi è veramente il tuo datore di lavoro – oggetto 4/25

Di fronte a certi articoli che inondano il web e sui quali nessuno si sognerebbe mai di ammettere di aver cliccato (vero???), mi sono sempre chiesta (con una certa invidia) come la gente potesse scrivere anche una sola riga su:
– le 5 regole per capire se il tuo lui è uno sciupafemmine
– le 10 regole per evitare di sabotarti 
– i 9 segnali che ti dicono di non fidarti
– i 5 segnali per capire se stai per essere licenziato 
finché non è stato il momento di scegliere per la serie 25×25 [INSERIRE LINK AL POST DI PRESENTAZIONE DELLA SERIE QUANDO PUBBLICATO] un oggetto presente in bottega che mi fosse caro.

Che oggetto ho scelto?*

La mia scelta è ricaduta su qualcosa che per me, neoassunta al suo primo giorno di lavoro più o meno un anno fa, è stato taumaturgico, sia in sé per sé, sia per il luogo in cui l’ho trovato.

E’ stato lui a convincermi definitivamente che mi sarei trovata bene nella mani di quei pazzi dei Panebarco, ed è facendo questa riflessione che ho realizzato di essere finalmente pronta per la mia personale checklist degna del peggior clickbaiting dei:

3 SEGNALI PER CAPIRE DAL BAGNO CHI E’ VERAMENTE IL TUO DATORE DI LAVORO

perché tutti possono mentire, mistificare, camuffare, in tutti gli ambiti della vita, ma quando entri nel loro bagno, il re è nudo (non solo metaforicamente).  

Non c’è bisogno di ficcare il naso negli armadietti (a meno che la carta igienica non sia finita, e allora sarà meglio che non la tengano nello sgabuzzino vicino alla sala riunioni), è sufficiente guardare:

  1. Lo storytelling che si dispiega in bagno
  2. I sanitari e la loro affordability
  3. Gli accessori 

Lo storytelling

Sì, il bagno è l’ultima frontiera dello storytelling, personale e aziendale. Sarà perché è un posto dove tutti prima o poi vanno, e dove sono anche costretti a un tempo di permanenza lontano anni luce dalla frequenza di rimbalzo del web (guarda che soluzione ha adottato Google per sfruttarlo al massimo), ma non so se hai notato che le foto di famiglia e i quadri hanno cominciato da qualche anno a spesseggiare tra docce e bidet. Insomma, bathroom is the new salotto anni Ottanta. E questo è ancora più vero per un’azienda, che, come si sa, non dovrebbe mai farsi sfuggire un touchpoint.
Il fatto che per raccontarsi i Panebarcos abbiano scelto di mettere in bagno questo articolo:

l'articolo affisso nel bagno dei Panebarco con l'intervista a mamma Lucia

mi ha fatto definitivamente capire (beh, il colloquio devo dire che mi aveva messo un po’ sulla strada giusta) che avevo a che fare con una realtà dall’identità talmente forte e convinta di sé che poteva optare anche per i toni dell’understatement (leggi: erano degli sbombardati come me).

I sanitari e la loro affordability

Se il lavandino è talmente piccolo che ti ci puoi lavare una sola mano alla volta, hai a che fare con un datore di lavoro che privilegia l’apparenza alla sostanza e che pretenderà da te da te l’impossibile. Sì, perché come fai a strofinarti le mani se ne puoi usare una sola alla volta, pena l’inondazione del bagno? Il top di gamma è l’Ideal standard anni 80, dove potresti alle brutte anche farti un bagno. La Panebarco, ca va sans dire, ce l’ha.

Il bidet c’è? Hai, semplicemente, a che fare, con persone fiere della loro identità nazionale e che non sono prede di facili mode foreste. Molto più che la pasta senza polpette, la pizza senza ananas, il cappuccino mai più tardi delle 11, lo zaino Invicta (sì, girano ancora), il tricolore e il poropporpopopo che ci ha reso intollerabili i White Stripes, il bidet giova allo spirito di corpo del dipendente più della cesta di Natale.

Com’è la disposizione dei sanitari? Per farti un bidet devi fletterti come Nadia Comaneci altrimenti non ci entri? Hai a che fare con un datore di lavoro che difficilmente tollera le costituzioni più imponenti: probabilmente ti farà body shaming, sicuramente non ti darà un buono pasto sufficiente a farti oltrepassare le 16.45 a stomaco pieno.

La Panebarco, inutile dirlo, ha un bagno in cui è molto agevole muoversi – e non a caso somministra cappelletti in quantità.

Ah oltre ai sanitari, l’arredo del bagno allo studio Panebarco è completato dalla nota libreria dei Gialli, parte integrante della Panebarco Social Library.

Qui Daniele in posa vicino ai suoi oltre 600 gialli d’epoca!

Gli accessori

Appena seduta dove solo Google può raggiungerti, ho notato uno sgabello con un libro appoggiato: era il Manuale del cristiano

il manuale del cristiano nel bagno Panebarco

Siccome ero informata sul personaggio Daniele Panebarco e sul suo orientamento generale (ha ideato saghe come Lenilandia e I Demoncristiani), mi è sembrato non solo un incoraggiante segnale di apertura mentale, ma un segnale ancor più incoraggiante di amore per la lettura (che poi ha dato vita a diverse conversazioni interessanti), nonché un invito a ignorare il rapporto che intercorre tra permanenza in bagno e produttività (Facebook, impara).

Nonostante sia evidente che queste regole possano andare a beneficio dell’umanità intera, le dedico in special modo ai futuri neoassunti, affinché salgano le scale che portano alla mansarda di Via del Molino con meno ansia da incognito di quella che mi ha accompagnato il primo giorno.

Rilassatevi: quelle che vi aspettano sono davvero le incredibili avventure di una famiglia creativa.



* chi parla è Liù e questo è un articolo pubblicato “in differita” perché, ahinoi, Liù non lavora più qui. Ma ci vuole ancora un sacco di bene e noi a lei!

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