Nomen omen: storie di medaglie e di cognomi

la medaglia ricevuta da Daniele Panebarco vincitore del concorso indetto da Paese sera

Oggetto 2/25 della nostra #wunderkammer25x25

“A volte mi chiamano dei giornalisti che vogliono parlare di politica”, dice Daniele. 

Fosse per lui, non si tirerebbe neanche indietro, del resto ha ideato e illustrato una storia di ripianamento del debito pubblico italiano grazie a una nuova crocifissione e una vicenda trotzkista-stalinista-leninista al Cral Aziendal dell’Internazional, quindi chi meglio di lui per parlare di politica in modo inedito?

La copertina del fumetto "Lenilandia" di Daniele Panebarco
Il fumetto “Lenilandia” (1981)

Ma i giornalisti non hanno la sua fantasia, e, capito l’equivoco, si affrettano a specificare che cercavano l’altro Panebianco – il politologo dell’università di Bologna.  Chissà cosa risponde interpellato sui fumetti il professore, invece, che, stando a quanto riferisce l’amico comune Vittorio Giardino, cade vittima del medesimo quiproquo.

Da sempre il mio cognome ha difficoltà a fissarsi così com’è nella testa delle persone. E non ti dico poi da bambino quanto mi prendevano in giro, con tutte le cento varianti di Panesalame, etc. per non parlare del fatto che, a peggiorare la situazione, a Faenza abitavo pure in via Batticuccolo!

Ma le storpiature del venerando cognome sono più spesso involontarie (e quindi comiche): la general manager Marianna Panebarco una volta è diventata Micaela Panebara (un capolavoro che manco il correttore automatico), e più o meno tutti i membri della famiglia si sono imbattuti in un Penebarco, fino all’irraggiungibile… Penebianco.

Tra i guru del marketing c’è chi dice che a livello SEO questa storpiatura possa fruttare milioni di contatti, fortuna che abbiamo chiamato così anche l’azienda 🙂 

In bottega, c’è una piccola medaglia a memoria dei maltrattamenti subiti dal nostro cognome: è datata 1973 ed è uno degli episodi che ha incoraggiato un giovane Daniele PanebarGo (antesignano dei PokemonGo?) a intraprendere definitivamente la strada dell’illustrazione:

la medaglia ricevuta da Daniele Panebarco vincitore del concorso indetto da Paese sera

Eppure, a dargliela è uno dei quotidiani più letti e autorevoli dell’epoca. 

La medaglia di Paese sera

Paese sera è il primo quotidiano nazionale a non snobbare i fumetti (parole testuali di Daniele: “era un giornale anche abbastanza peso nei confronti dei fumetti”: è tra i primi in Italia a pubblicare le strisce dei Peanuts e l’unico a concepire un concorso per l’ideazione di una striscia satirica italiana. Al vincitore, una medaglia da ritirare a Roma e la possibilità di vedere la striscia pubblicata su un quotidiano allora molto diffuso, che, pur pubblicato da un editore comunista, ha molto spesso a che ridire col PCI. È infatti poco ortodosso e molto moderno: per dirne una, pubblica l’oroscopo curato dalla gran dama dell’astrologia Lucia Alberti – Paolo Fox, lévati.

Con la prima edizione del concorso, il quotidiano si aggiudica nientepopodimeno che la striscia Sturmtruppen di Bonvi. Nel 1973 Daniele candida la sua striscia Demoncristiani (sì, proprio con la N), che rilegge in salsa Panebarco l’epopea di Cristoforo Colombo (sic): la puoi vedere qui.

Qualche tempo dopo, la striscia comincia a essere pubblicata su Il Mago e Daniele sposa intimamente la sua causa editoriale:

È stato allora che ho cominciato a comprarlo: prima che mi pubblicassero, mica lo compravo!

Oggi, più di 40 anni dopo, tutti i giorni va in bottega e prima di iniziare a lavorare qui

il tavolo da illustratore di Daniele Panebarco in bottega

scende al bar per un caffè e una rassegna stampa.

Oggi (che magari mentre leggi non è propri oggi) è lunedì e si è letto tutto Affari e finanza di Repubblica.  È entusiasta, perché ci ha letto che l’industria dei contenuti online per lo streaming è in ascesa continua.  Sul quotidiano non legge più i fumetti firmati da lui – ma il possibile futuro dell’azienda animata che porta il suo bistrattato nome

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